::ilvio::

Le minorenni sono animaletti da osservare nel loro habitat naturale. Sembrano formate, ma sono nate in primavera e si dirigono all’estate. Chi conosce inverno, autunno, e chi già accetta la ciclicità di un anno dopo l’altro, chi non vive nel rimpianto ha capito già da tempo che l’unico modo per rapportarvicisi è aiutarle a fare i compiti.

[uochi toki::dato che per me è naturale trovarmi spaesato nei non-luoghi]

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::o barbarie::

è un periodo in cui penso intensamente a questioni politiche senza venirne a capo. quando parlo di questioni politiche, vi prego di intendere la cosa nel senso letterale del termine, perché le puttanate legate a partiti, democrazia, italia, competitività non mi interessano, non mi riguardano e al più le uso per farmi pagare pranzi e cene mediante scommesse vinte.

sono un individualista per estrazione e per formazione. non disdegno la compagnia né temo che le mie idee diventino meno vere, meno belle, meno brillanti se ce le hanno in molti.

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non vorrei sembrare presuntuoso suggerendo che io abbia in effetti idee vere, belle e brillanti, ma se pensassi di avere idee non vere, non belle e non brillanti credo che dovrei giudicarmi un coglione, e quindi alle brutte meglio presuntuoso che coglione
]

tuttavia nei discorsi mi interessa la sintesi e soprattutto col lavoro che mi ritrovo a fare adesso preferisco di gran lunga le decisioni condivise rispetto a quelle prese a maggioranza; peraltro le decisioni condivise hanno l'incredibile pregio di funzionare. questo per dire che sì, si convive benissimo con l'assenza di decisioni prese a maggioranza, basta discutere a sufficienza ed avere -tutti- cervello a sufficienza. ci si riesce, credetemi. mi pare una vittoria dell'individualismo.

da individualista non mi sono mai neanche sognato di aderire a un sindacato, a un partito, una sola volta ho firmato per un referendum. tuttavia non ho praticamente mai mancato uno sciopero, anche in quei casi in cui sapevo che sarei stato l'unico nel mio ufficio ad assentarmi.

oggi, ad esempio, sto scioperando. sono a casa, per qualche oscura ragione i termosifoni non stanno funzionando ed ho i piedi freddi. lo sciopero di oggi è uno sciopero di solidarietà con realtà industriali messe peggio della mia, nelle quali si stanno scambiando i diritti con il mantenimento del posto di lavoro. eviterò di entrare nel dettaglio del discorso legato a cosa penso dei "diritti", vorrei concentrarmi sul fenomeno del paraculing.

il paraculing è quel fenomeno per il quale si è individualisti tutte le volte che i problemi riguardano gli altri. ho il sospetto che la buona parte dei problemi contemporanei, nell'occidente, sia legata a questo atteggiamento schizofrenico per il quale si è individualisti mentre si vince e lamentosamente uniti nella inevitabile sconfitta. il punto rispetto al quale non vengo a capo è se sia sufficiente, da parte mia, lavorare al meglio seguendo anche le regole della mia coscienza, oltre a quelle dell'azienda e della nazione o se non sia già un'opera di paraculing il fatto di non iscriversi a un sindacato, per dare una mano a non farsi sfilare tutto dalle mani, per mostrare che esiste un mondo anche al di fuori del triangolo azienda, portafogli, supermercato.

al momento mi dico che no, non è paraculing. però confesso che continuo a pensarci.

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::brothers::

ma sono l'unico a trovare identici lady gaga e ibrahimovic? no, vero?

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in questo periodo corro molto, non ho mai corso tanto a lungo e tanto veloce. per me correre è meraviglioso perché mi permette di andare e di guardarmi indietro tutto assieme.

la corsa è l'igiene personale della mia testa. per quanto mi sforzi di sorridermi allo specchio non sempre riesco a trovare un motivo

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i motivi per sorridere li cerco, ovviamente, a posteriori. inutile spiegarmi con me stesso
]

allora quando il motivo non lo trovo corro. corro quasi tutti i giorni e anche in questi giorni grigi e freddi sono tornato sudato, grondante sudore e fatica. ansimando torno davanti allo specchio e sorrido.

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::ad esempio, luttazzi::

discussioni come quelle che fioriscono attorno al caso-luttazzi

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un breve riassunto: un gruppo di persone scopre un certo quantitativo di battute copiate, riadattate, reinterpretate da luttazzi, a partire dai grandissimi del genere: carlin, hicks et al. scoppia la polemica: buona parte del sacco di luttazzi è pieno di farina che del suo sacco non sarebbe. luttazzi chiarisce che da sempre la buona satira riusa e riadatta, e che anzi l'inserire citazioni dei grandissimi permette di smascherare la prevenzione di chi addita gli autori di volgarità; i detrattori rispondono affastellando battute su battute, quasi che il delitto si misuri al chilo
]

mi lasciano sempre discretamente tiepido riguardo la discussione in sé e mi permettono di sviluppare un importante sentimento di misantropia che mi fa voglia di impugnare una pistola e di sparare fingendo scarsa mira (fingendo, poi… la mia mira E’ scarsa).

improvvisamente, infatti, tutti sono diventati esperti di satira, e non esperti di satira e basta: esperti di satira E defraudati. espertoni, defraudatissimi.

se sei un esperto di satira vero, da questa situazione esci con le ossa rotte: come è possibile, infatti, che tu sia un esperto di satira vero se ci hai messo buoni 20 anni a scoprire i calchi da cui luttazzi ha estratto alcune mirabilie? (e per inciso, complimenti: ma ti posso toccare?) probabilmente è possibile perché siamo in italia, un posto dove si diventa immediatamente esperti del lavoro del vicino non appena lo si osserva per cinque minuti convincendosi e convincendo che lo si saprebbe fare meglio, se solo non si fosse così impegnati a spostare fogli da una -yawn- scrivania all’altra per -yawn- otto ore al giorno.

se non sei un esperto di satira, da questa situazione esci con le ossa rotte: cioè, cazzo vuoi? torna a guardare il bagaglino, ridi con zelig e non mi rompere le palle. in più, quel sentimento di "certo, non ci si può più fidare di nessuno, se pure luttazzi copia, e io che mi fidavo tanto di lui" per favore lo levi dal balcone, lo arrotoli e te lo infili dove credi purché lontano dalla vista. non hai titolo per parlare di luttazzi: non vai agli spettacoli, in tv non lo puoi guardare -nemmeno se lo volessi- e i libri non li leggi (questo, evidentemente, in generale), quindi che vuoi? ribadisco: per quelli come te, da quando le miniere sono chiuse, il posto giusto è davanti alla televisione, in compagnia del bagaglino per ridere, e di zelig per sentirsi intelligenti. peraltro, è EVIDENTE che davvero fermare emo philips e luttazzi per strada è improbabile per ragioni diverse, ma tu non lo capisci, perché sei esperto. bagaglino, zelig, camicia da notte.

se sei luttazzi, da questa situazione esci con le ossa rotte: mentre per accusare di plagio non serve tirare fuori i chili di accuse, per difendersi si deve accennare alla mole. ricalco una, due, dieci, cinquanta situazioni e va benissimo. ne ricalco di più e dovrò giustificarmi accennando alla mole. fino a quando non chiarisco che cosa ci faccio con queste tonnellate di battute impacchettate da energumeni della battuta, direi che non ci siamo e la frattura resta scomposta.

se sei me, da questa situazione esci con le ossa rotte: è così evidente che non vale neanche la pena di stare a indagare.

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::versilie::

quando si parla di addii, noi normalmente facciamo così: scegliamo una discoteca di quelle fighe, ivi ci rechiamo e al sesto sbagliato la separazione ci sembra accettabile.

anche stanotte, nonostante la partenza di v. per Bari le stelle ci sembrano propizie dopo il sesto vodka martini tutto ci sembra se non giusto per lo meno accettabile.

circondati da tristezze cosmiche condite di coca, champagne e gin sorridiamo alla vita e oggi è già domani.

volevo dirtelo mentre succede.

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::social network::

dice: non scrivo più sul blog perché scrivo su facebook. segue dibattito.

volevo dunque rassicurare i miei (stando alle statistiche) 14 lettori: non uso facebook, se non scrivo qui è perch

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